|
|
La Scuola delle Figlie del Sole Il sapere antico e prezioso
degli inca, fondatori di un impero immenso, prospero e felice, potrebbe
tornare a vivere nelle Ande in un Università della Vita e della Pace. L'Università della
Vita e della Pace sorgerà nel Canyon del Colca, nel sud del Perù |
|
Sopravvive, nella regione delle Ande, il residuo di una cultura affascinante,
andata perduta per l'aggressività di un popolo di invasori. E' la cultura
Inca, civiltà antica, i cui semi risalgono a circa 16.000 anni fa, ma che
ha raggiunto il massimo splendore tra il XV e il XVI secolo, e che è stata
brutalmente distrutta dagli spagnoli di Francisco Pizarro nel 1533. Le
popolazioni locali oggi conservano, in forma orale, parte dei preziosi
insegnamenti dei loro avi, che rischiano però di andare perduti nel conflitto
con la cultura dominante: il rispetto della natura, il concetto che il lavoro
non è un obbligo, ma un diritto e un favore che si fa a se stessi e al mondo,
l'idea che la parola d'onore ha più forza di un contratto scritto, una grande
e per noi sorprendente valorizzazione del ruolo della donna (tanto che si ripete
che "chi onora la donna, onora Dio", che "quello che la donna
vuole è quello che Dio vuole e dunque per avvicinarsi a Dio l'uomo deve
capire la donna" e infine che "i bambini sono dei, la donna è una
semidea e l'uomo è un uomo). La religione stessa si impernia sul concetto
della Dea Natura, chiamata anche Pachamama. Salvare
questo patrimonio è un progetto difficile, ma importante. Prima di vedere
come, però, diamo uno sguardo a quel miracolo di benessere che fu questa
civiltà precolombiana. Nel periodo d'oro
degli Inca c'era una organizzazione di donne sagge, chiamate Mamakuna,
che furono le artefici di una forma di organizzazione socio-economica molto
evoluta, chiamata Tawantinsuyo, cioè il Governo delle Quattro Regioni.
Scopo di questa organizzazione era il mantenimento della pace, e la difesa
della vita in tutti i suoi aspetti: e dunque degni di rispetto non erano solo
gli esseri umani, ma anche gli animali, le piante, l'ambiente e così via. Tawantinsuyo
era basata su tre punti basilari: l'amore, la ricerca della verità e il
rispetto per gli esseri viventi.
I capi si
chiamavano Inca e l' élite dirigente Inca-Kuna, che vuol dire
figli del Sole. La forma di governo era una democrazia dove il capo
non era designato per diritto ereditario, ma veniva eletto da un consiglio di
saggi.
Purtroppo
questa cultura così sviluppata e pacifica cadde preda di popoli altamente
tecnologizzati nell'arte della guerra, ma ignoranti nel campo della
conoscenza umana. Colpisce infatti la virulenza degli attacchi e l'efficacia
delle azioni repressive. Alcuni studiosi sostengono che alla base vi sia
stato un dato religioso: la Chiesa romana voleva la distruzione di una
cultura che sosteneva che il primo essere umano apparso sulla terra fosse
stata una donna. La religione cattolica (ma anche quella ebraica e musulmana)
dà a Dio attributi mascolini: tra gli Inca si parlava invece della Dea Madre,
di Dio Padre, degli Dei Figli. Quando gli Inca venivano a contatto con
religioni diverse le rispettavano, perchè pensavano che ognuna fosse una
strada per la verità: ma non altrettanto riguardo è stato usato verso di
loro... E' anche possibile ipotizzare che la cultura spagnola, profondamente
maschilista, non volesse che l'esempio di una civiltà paritaria arrivasse in
Europa. Cosa è
sopravvissuto, oggi, di questo magnifico impero? Una grande quantità di
conoscenze sono state distrutte: per giustificare il vandalismo, si cercava
di far passare gli Inca come un popolo selvaggio e ignorante. Ma questa bugia
storica sta venendo finalmente alla luce: negli ultimi cinquant'anni, grazie
all'avanzamento delle discipline etnolinguistiche e al perfezionamento degli
strumenti tecnologici usati nella ricerca archeologica (pellicole infrarosse,
risonanza magnetica, computer e così via) gli studiosi stanno dimostrando una
distorsione intenzionale della verità. Oggi tra i discendenti degli Inca
rimane circa il 30% dell'antico sapere, tramandato oralmente. Ma forse
domani ci sarà uno strumento in più: alcune persone si stanno impegnando per
dar vita al sogno di una rinascita della vita femminile in Perù, attraverso
la fondazione di una Università della vita e della pace, con una forte
impronta femminile: discendente in altre parole, dalla mitica Akllawasi
che formava le Mamakuna. Un istituto del genere darebbe di nuovo a uomini
e donne il senso della reciproca dignità, ridurrebbe i margini di ignoranza e
di miseria morale e materiale che sono la causa dello sfruttamento femminile,
creerebbe indipendenza economica, eviterebbe molte migrazioni dalle campagne
alle città. Ma sopratutto ridarebbe vita a un sapere pieno d'amore, formando
professionisti per la pace e la difesa della vita. testo
di Emma Chiaia |