| Nella regione delle ande ancora sopravvive la cultura Inca, (nonostante la brutale distruzione degli spagnoli di Francesco Pizarro dal 1533 e nonostante la lotta con la cultura dominante attuale). E' tramandata in forma orale ed ancora ne conserva i concetti fondamentali, sorprendenti per la nostra mentalità cosiddetta evoluta. Per esempio il concetto che il lavoro non è un obbligo, ma un diritto, l'idea che la parola data ha più forza di un contratto scritto, la valorizzazione del ruolo della donna come incarnazione della divinità sia come sagezza che come creatività ed il rispetto della natura e dei suoi dettami, una dea Natura chiamata Pachamama alla quale riferirsi attraverso rituali partecipativi di forze magiche cosmiche. Nel periodo del massimo splendore della civilità Inca, esisteva una organizzazione di donne sagge chiamate Mamakuna, artefici e responsabili di una forma di organizzazione socio-economica molto evoluta chiamata Tawantinsuyo, cioè Governo delle Quattro Regioni. Obiettivo supremo di questa organizzazione era il mantenimento della pace e della difesa della Vita in tutti i suoi aspetti, esseri umani ma anche animali, piante, ambiente... tre i pilastri basilari: amore, la ricerca della verità e rispetto per tutti gli esseri viventi. La civiltà più grande del sud America (oggi Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina) era attenta al benessere dei suoi cittadini, si praticavano attente | tecnologie agronomiche e tecnologiche, non esisteva la propietà privata e l'economia era attentamente pianificata, conosceva l'igegneria genetica applicata all'agricoltura e le conoscenze matematiche ed idrauliche erano raffinatissime. Ma quello che ci colpisce di più per l'attualità del dibattito che ci compete, è che le donne godevano di indipendenza economica e potevano essere sacerdotesse, capi guerrieri o di governo, potevano sviluppare qualsiasi specializzazione professionale volessero ed il loro lavoro casalingo era riconosciuto e regolarmente retribuito dalla comunità. Esisteva infine un Istituto per le donne, Akllawasi, (distinto da quello maschile, Yachaywasi per la scienza e la tecnologia) dove si insegnavano le "arti interiori", cioè sentimento, arte, alimentazione, pedagogia, creatività, etica, religione, sviluppo dell'intuito, difesa della vita; questo poichè entrambe le istituzioni miravano a sviluppare le specificità dei sessi, senza però avere pregiudizi ed impedire alle inclinazioni naturali di chiunque di potersi scegliere la scuola che preferisse. La storia continua a lasciare inascoltato un crudele monito, quanto possa essere rallentato nel tempo, nel nome del culto della guerra e della sopraffazione, il processo verso la sagezza, il benessere e la pacifica convivenza che comprende al suo interno l'equilibrio e la valorizzazione paritaria tra i sessi. | ![]() Come dice Emma Chiaia in "la scuola delle figlie del Sole" (Villaggio Globale). Alcune persone si stanno impegnando per dare vita al sogno di una rinscita della via del femminile in Perù, attraverso la fondazione di una Università della Vita e della Pace, con una forte impronta femminile, discendente in poche parole, dalla mitica Akllawasi che formava le Mamakuna. Un istituto del genere darebbe dinuovo a uomini e donne il senso della reciproca dignità, ridurrebbe i margini di ignoranza e di miseria morale e materiale che sono la causa dello sfruttamento femminile, creerebbe indipendenza economica, eviterebbe molte migrazioni dalla campagna verso la città.Ma soprattutto ridarebbe vita ad un sapere pieno d'amore, formando professioniste/i per la pace e la difesa della vita". Il Prof. Hèrnan Huarache Mamani è un Indio quechua, erede di una antica generazione di curanderos andini, divulgatore delle conoscenze scientifiche e della tradizione spirituale Inca. Ha insegnato all' Università di Arequipa e da anni lavora ad un progetto per la salvaguardia della cultura del suo paese, in particolare allo studio del TAWANTINSUYU; la prima forma di democrazia creata dall'umanità, nata dalla saggezza delle Mamakunas, le donne sagge dell'antico Perù. E' inoltre fondatore dell' INCA, Istituto Nativo di Cultura Andina, il cui scopo è ricercare e diffondere gli insegnamenti dei maestri andini, proprio per questo dal 1996, su indicazione del suo maestro, vive parte dell'anno in Europa. CARLA GUIDI |